EDITORIALE - CERTO, PER FORTUNA…
28, JunCerto, per fortuna, questa "terza guerra mondiale a pezzetti" non eguaglia il livello di distruttività raggiunto dalla conflagrazione del 1939-1945. Ma tra i "pezzetti" di conflitto si distingue un'entità non trascurabile: il focolaio innescatosi in Ucraina dopo l'invasione putiniana del febbraio 2022. Che è una criminale avventura, carica d'incognite e pericoli. Non solo per gli avventurieri e i criminali, purtroppo.
In generale, la situazione è assai grave. Si mantengono elevatissime le cifre dei morti – circa centomila vittime all'anno – negli oltre 160 focolai bellici sparsi ovunque sulla Terra. Ma anche nel conflitto russo-ucraino le vittime si contano ormai a decine di migliaia.
Quanto a Putin stesso, l'autocrate di tutte le Russie, abbiamo assistito in questi giorni a una marcia su Mosca, teleguidata da Prigozhin. Scriviamo "teleguidata", perché costui, il capo della Compagnia militare privata Wagner, ha mandato avanti i suoi uomini, restandosene nascosto da qualche parte a vedere l'effetto che fa. Poi sarebbe riparato in Bielorussia, prendendo alloggio in una camera d'albergo "senza finestre" (riferiscono i media). Che cosa significa? Per farsene un'idea, non serve pensare alla Monadologia del filosofo Leibniz («Le monadi non hanno porte né finestre»), sperando per il nuovo inquilino che nell'albergo bielorusso ci siano almeno delle porte… E che adesso Lukashenko non lo muri vivo.
Putin, Prigozhin e Lukashenko: tre vecchi amici ai quali piace giocare a scacchi usando le bombe dell'arsenale russo a mo' di pedoni, alfieri, torri eccetera. Si dice che Prigozhin ammiri follemente Mussolini. Non possiamo perciò escludere che questa marcia su Mosca fosse da intendersi in analogia alla marcia su Roma, in quanto finalizzata (forse) a ottenere da Putin un invito ufficiale nella capitale russa per la formazione di un nuovo governo. Se così fosse, non saremmo lontani dallo schema dell'intrigo di potere avvenuto nel 1922 tra il re Savoia e il "capo del fascismo".
Corsi e ricorsi storici, che vanno e vengono, ora come tragedia, ora come farsa, ora come intruglio immondo d'entrambe queste categorie in un'epoca storica senz'arte né parte, ora come le onde di quel "bagnasciuga" su cui il duce avrebbe voluto inchiodare il nemico.
Soldati inglesi sbarcano vicino a Cassibile il 10 luglio 1943. (AP Photo/British Official Photo)
Peccato per lui che proprio dal "bagnasciuga" iniziò lo sbarco degli anglo-americani il 10 luglio di ottanta anni fa, giorno memorabile nella storia della Liberazione d'Italia.
Tornando all'oggi, si può valutare in modo divergente la situazione a Mosca, come fanno per esempio Toni Capuozzo e Felice Besostri, entrambi esperti di politica internazionale. Si può ritenere che l'immagine di Putin esca incrinata dal tentato golpe del suo "cuoco". Ma si può, altresì, ipotizzare che la vicenda lo abbia rafforzato.
Da un certo punto di vista, è chiaro che l'uomo forte del Cremlino risulta oggi agli occhi del mondo meno stabile e più debole. Ma da un altro punto di vista, considerato il crescente sentimento popolare di disdegno verso l'autocrate russo, il suo assetto di potere potrebbe forse uscirne stabilizzato, in quanto l'arma del golpe appare ora, in certa misura, spuntata.
Comunque sia, una caduta di Putin, laddove essa avvenisse per davvero, condurrebbe a un assetto di potere ancor più aggressivo dell'attuale, sostiene Besostri. E, secondo Renzo Balmelli, storico direttore del TG Svizzero e columnist dell'ADL: «Putin e la sua banda hanno generato un mostro e adesso questo mostro… li sta divorando. Dove andranno a finire, però, è cosa carica d'incognite e pericoli. Per tutti. Non solo per loro.»
Putin e il suo "cuoco" (Reuters)
E veniamo ora brevemente a questa nostra Italia caduta ahinoi in mano alle destre – a causa soprattutto di leggi elettorali e forze politiche nate in questa Seconda repubblica dalla decozione "partitocratica" della Prima.
Certo, per fortuna, il Belpaese non è già regredito al mussolinismo, ancorché guidato oggi dall'ultra-conservatrice Giorgia Meloni, fan appassionata del leader missino Almirante, che fu caporedattore della rivista "La difesa della razza" e autore nel 1938 del "Manifesto della razza".
Come non bastasse l'imbarazzante provenienza missina della prima donna premier italiana, hanno fatto il giro del mondo espressioni come il "pizzo di Stato" usato dalla Presidente del Consiglio per designare il dovere fiscale della cittadinanza. Lunga sarebbe la lista delle inadeguatezze meloniane, fino alla sfuriata della premier dello scorso 26 giugno contro un'innocua manifestazione di dissenso del segretario di "+Europa", Riccardo Magi, verso le politiche proibizioniste sulla cannabis.
La protesta dell'on. Riccardo Magi (video)
La protesta di Magi ci pare condivisibile, dato che i volantini da lui esposti recavano questa scritta: «Cannabis: Se non ci pensa lo Stato, ci pensa la mafia». In altre parole, chi non vuole legalizzare le droghe leggere abbandona queste sostanze al commercio clandestino, con tutto quel che ne segue: criminalizzazione dei consumatori (per lo più giovani) ed enormi profitti per i grandi spacciatori.
Quasi ogni tesi, come pure quasi ogni antitesi, si può condividere o non condividere, ma certe urla demagogiche da comiziaccio, soprattutto se sbraitate da un podio istituzionale com'è l'Aula dei Gruppi della Camera dei Deputati ci appaiono completamente fuori luogo per una Presidente del Consiglio.
Certo, poi, per fortuna, anche quest'anno ci si prepara ad andare tutti al mare, e non sarà il governo a impedircelo. Così è e così sarà anche in futuro, sempreché l'inflazione non si mangi una fetta troppo grossa dei nostri redditi.
La reazione della premier il 26 giugno 2023
Bando, dunque, ai cattivi pensieri: tutti rimandati a settembre, se non bocciati. Siamo alle soglie di una nuova e splendida estate italiana. E quindi mano alle valige. Ringraziamo dell'attenzione che avete voluto prestarci sin qui. Ci si rivede, se vi va, il 31 agosto prossimo. Una buona estate a tutte/tutti. |




