Buio e luce si alternano tra Ucraina e America Latina, tra States e Cina, tra Doha e Teheran, per non dire delle località turistiche occidentali di fronte a un Afghanistan che ci appare molto lontano, ma anche pericolosamente vicino. Lì il regime talebano, tornato al potere nell’agosto del 2021, aveva aperto alla possibilità per le donne di partecipare alla vita civile e al governo del Paese. Ma adesso…


CRASSI CONTRASTI dominano le aperture dei giornali, sia su quelli “in rete” che su quelli “di carta”: «Da questa parte del mondo domani è il giorno più breve dell’anno, la notte più lunga. Nell’emisfero Sud è il contrario, soprattutto in Argentina, dove è appena arrivato Leo Messi con la Coppa», così esordiva Michele Farina sulla newsletter del “Corriere della Sera” datata 20 dicembre.

Ieri Volodymyr Zelensky, volato negli USA, ha visitato Biden alla Casa Bianca. In un tweet lui stesso presentava il viaggio negli Stati Uniti come finalizzato a «rafforzare la resilienza e le capacità di difesa dell’Ucraina. In particolare, @POTUS (abbreviazione per “President Of The United States”, n.d.r.) e io discuteremo della cooperazione tra Ucraina e Stati Uniti. Terrò anche un discorso al Congresso e una serie di incontri bilaterali». Nel frattempo il discorso al Congresso c’è stato, con grandi standing ovations e pacche sulle spalle, ma senza sostanziali cambiamenti di linea. Lo scenario globale appare alquanto diverso dal settembre del 2019, quando Zelensky fece il suo precedente viaggio Oltreoceano, i russi hanno compiuto un’invasione, gli USA e l’Europa da allora danno una mano all’Ucraina, ma guardandosi bene dall’essere direttamente implicati in un conflitto, nel quale Mosca si distingue per il ridispiegamento di ordigni atomici.

L’altro ieri i Talebani hanno fatto calare un ferreo divieto sulla popolazione femminile afghana, la quale, contrariamente alle promesse di sedici mesi or sono, non potrà più accedere all’Università. Chi scende in piazza per protestare rischia di venire barbaramente uccise. Che ne sarà allora di quelle ragazze che avevano superato gli esami di ammissione distinguendosi come persone capaci e meritevoli nel corso dei loro studi? E che ne sarà delle donne afgane tout court?

Domande su domande si affastellano in questi giorni prefestivi abbastanza agitati, sui quali per fortuna discende planando la saggezza di Barbara Bleisch, filosofa televisionaria che così ci rassicura: «Comunque sia, il Natale arriverà». Grazie, Barbara.


ED ECCOCI AL NATALE, celebrazione coltivata da miliardi di persone in tutto il mondo, che metaforicamente seguono la stella dei Magi per giungere alla capanna di Betlemme in cui duemila anni or sono il logos andava a “tradursi” in un bambino in carne e ossa, sostiene l’evangelista Matteo.

La Stella, i Magi, il Logos, la Natività, la Madre e il Figlio, senza contare l’Angelo e il Padre… E soprattutto senza contare che le domande dei Magi a Gerusalemme («Dov'è il re dei Giudei che è nato?») giungono all’orecchio del sovrano scatenando paranoici sospetti.

Di qui la “Strage degli innocenti”, narrazione abbastanza antigiudaica, per altro, contestata da autorevoli storici, tra cui Michael Grant, antichista di Cambridge, per il quale: «Questa storia appartiene non alla Storia, ma al Mito». Sull’altro versante il papa emerito Joseph Ratzinger scrive che «la strage degli innocenti non ha nulla di impossibile, vista la storica brutalità di Erode».

Fatto sta che le quantificazioni di quell’ipotetico eccidio, sono mutate non poco con il mutar del tempo, passando da una valutazione intorno alle sedicimila piccole vittime che secondo i primi cristiani sarebbero state fatte massacrare per decreto sovrano, fino ai circa centosessantamila bambini martirizzati secondo alcune fonti antisemite medievali.

Numeri tutti impossibili: in realtà a Betlemme in quei giorni potevano esserci al massimo venti maschietti sotto i due anni. Ma anche su questa base, più “realistica”, non si può eludere una domanda circa la giustizia divina: perché mai avrebbe dovuto/potuto, Domineddio, consentire l’ammazzamento di venti neonati contestualmente al salvataggio del proprio unico figlio?

La conseguenza di ciò sarebbe che Qualcuno lassù ogni tanto si distrae dalle nostre miserie, oppure non è completamente buono, oppure non del tutto onnipotente. E questa questione non è una novità illuminista, ma risale a Giobbe, il profeta, che così si interrogava sull’esistenza dei malvagi: «Perché arrivano alla vecchiaia e anche crescono di forze? La loro discendenza prospera, sotto i loro sguardi intorno a essi, e i loro germogli fioriscono sotto i loro occhi. La loro casa è in pace, al sicuro da spaventi, e la verga di Dio non li colpisce. Il loro toro monta e non sbaglia, la loro vacca figlia senza abortire». vai al passo


COMPAGNO SOLE. Le storie della Natività! Intreccio geniale e davvero affascinante, che per i credenti si chiama Buona Novella o Buona Notizia (in greco “euangelos” cioè “evangelo” e, di qui, “Vangelo”).

Ma non è l’unica narrazione imperniata alle giornate assiali del solstizio d’inverno. Basti ricordare l’antica festa romana dedicata al Sole Invitto. In un’iscrizione l’imperatore Costantino si rivolgerà addirittura "Al compagno Sole Invitto".

Ma questo culto del “compagno Sole” – emblema di ogni salvezza e di ogni salvatore – getta a sua volta le radici in mitologie precedenti e successive, trattandosi di una divinità che già allora aveva un lungo passato e che avrà poi anche un lungo futuro.

Epifanio, dottore della Chiesa ortodossa, andava indietro nel tempo riferendo di arcaici miti egizi o mesopotamici. Per non dire di quella strana ragazza, Kore/Proserpina, gran madre di ogni ciclotimia, che ogni anno trascorreva sei mesi “sotto”, nel mondo delle ombre, mentre negli altri sei risaliva la lunga scala dello splendore, facendo rifiorire tutta la terra al suo passaggio.

flora

Il miglior commento poetico all’affresco rinvenuto nel 1759 a Napoli/Castellammare di cui vediamo un particolare nell’immagine qui sopra riportata, è per me quello composto da Ugo Betti di ritorno dalla prigionia dopo la rotta di Caporetto, quando scrisse questi versi:

Quando il cielo ritorna sereno

come gli occhi di una bambina

la primavera si sveglia. E cammina

per le mormoranti foreste…

Ora, però, visto che abbiamo già introdotto il tema del “compagno Sole” (che il compagno poverello preferiva chiamare “fratello Sole”) nulla c’impedisce di approdare al “Sol dell’Avvenire”.

Nulla lo impedisce e tutto, anzi, lo suggerirebbe, tanto più che qui parla “L’Avvenire dei lavoratori”.

In quanto socialisti italiani in emigrazione, siamo fieri di portare avanti una storia gloriosa senza soluzione di continuità, ma anche ben consapevoli di rappresentare una modesta realtà nel contesto gigantesco delle forze in campo.

E le nostre scelte più recenti scaturiscono proprio dalla consapevolezza che le sfide di fronte a tutti noi hanno assunto proporzioni di vastità e importanza abbastanza inedite. Per questa ragione ci accingiamo a concentrare tutte le forze disponibili nel lavoro d’informazione e contro-informazione, nel quale durante l’anno che verrà intendiamo lavorare a coinvolgere via via le lettrici e i lettori dell’ADL – che sono 22mila – affinché possano trovare uno spazio di comunicazione, espressione e partecipazione.

La nostra finalità – in questo panorama di crisi ormai trentennale della sinistra nel nostro Paese – è esplicitamente questa: fornire il nostro pur piccolo contributo affinché rinasca un grande movimento del socialismo italiano – libero, democratico, forte e unito.

Le note dell’intramontabile sole dell’avvenire riassumono stagioni di protesta e di opposizione, ma anche di proposta e di governo, nelle quali sono state scritte pagine decisive della storia italiana ed europea, ben al di là del nostro ambito di competenza.

Bene, la “scrittura” di quelle pagine non è cessata, ma va avanti. Ecco – né più né meno – l’augurio nostro per il 2023.

Dedico questo testo a Felice Besostri, insieme al quale ci siamo ripromessi per il prossimo anno di prendere assieme la parola in editoriali “a quattro mani” ogni qual volta si presenti l’opportunità di intervenire sulla “Questione socialista”.

Nell’ADL dell’8/12/2022 essa è stata illustrata dall’Editoriale di Paolo Bagnoli, la cui tesi di fondo può così riassumersi: La crisi del socialismo si manifesta in Italia come totale assenza da quando il PSI è stato travolto dal personalismo del suo segretario. Ma la “Questione socialista” non si affronta ripartendo dal giudizio sull’esperienza di Craxi o sull’iniziativa giudiziaria contro di lui, la cui efficacia generale è oggi sotto gli occhi di tutti. Un partito socialista ha senso soltanto se esso si propone di superare il sistema del capitalismo, fedele al presup­posto che il socialismo è, e non può che essere, turatianamente, una rivoluzione sociale.


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