LA CRISI DELLA DEMOCRAZIA
24, NovNel dibattito sull’insediamento del nuovo Governo ho trovato degne di attenzione e interesse le riflessioni del senatore Matteo Renzi sulla crisi della democrazia.
Il senatore di “Italia Viva” ha ricordato una preoccupante tendenza che si va sempre più delineando oggi nei Paesi del mondo: quella di guardare con crescente simpatia, da parte delle società democratiche, ai regimi totalitari e dittatoriali.
Tale tendenza dovrebbe, secondo me, allarmare assai seriamente coloro che ancora credono nel sistema democratico come “sistema politico meno peggiore” tra tutti quelli inventati dall’uomo per l’organizzazione e la vita dei popoli.
La democrazia, come sistema di governo, è sotto attacco da tempo.
La giudicano sempre più criticamente i cittadini-elettori, i quali – in larga e crescente parte – non vanno più a votare perché delusi dai partiti, dalle ingiustizie sociali e dagli abusi, dai privilegi della classe politica, dalle numerose disfunzioni e contraddizioni sociali. Ma la indeboliscono anche e soprattutto gli stessi responsabili dei partiti politici, i quali non solo non favoriscono sane alternanze rappresentative, ma continuano proditoriamente ad agire in modo autoreferenziale.
Il senatore Renzi ha ricordato che l’indebolimento della democrazia è anche dovuto alla “mancanza di rispetto”: della società verso le forze politiche e delle stesse forze politiche verso sé stesse, reciprocamente.
Tale elemento andrebbe attentamente considerato. Nella nostra Italia, ad esempio, a partire dagli anni di “Tangentopoli” in poi, una intera classe politica è stata delegittimata perché sommariamente giudicata artefice di ruberie, profitti, illegalità, comportamenti immorali. E alla esplosione di “Tangentopoli” si sono poi aggiunte le sguaiatezze della Lega di Bossi e del Movimento di Beppe Grillo, le quali hanno rovinosamente gettato ulteriore fango e discredito su partiti ed esponenti politici.
La stampa, la televisione di massa e i social network hanno poi, a loro volta, rafforzato con ulteriore esasperazione tale tendenza, alimentando sia le simpatie per l’anarchia e il “cupio dissolvi”, sia la progressiva disistima dell’organizzazione politica democratica.
Non siamo ancora giunti, per fortuna, alle macerie irreparabili e alla morte della democrazia. E personalmente credo che le preoccupanti e crescenti simpatie per i regimi totalitari possano essere non solo indebolite, ma anche sconfitte.
Possono, infatti, essere vinte soprattutto mediante una consapevolezza generale: a) quella dei partiti, che dovrebbero selezionare più adeguatamente i propri rappresentanti e dedicarsi solo al bene comune; b) quella degli organi di informazione, che dovrebbero modificare il loro insistente e sempre più scandalistico voyerismo; c) quella dei cittadini- elettori, che dovrebbero ritrovare piena fiducia nell’organizzazione democratica non “delegata” della vita delle proprie famiglie; d) infine quella dei cittadini-lavoratori, che dovrebbero svolgere le proprie attività pubbliche o private con il necessario e proficuo “onore”.
È utopia? È irrealizzabile vagheggiamento?
Forse. Ma senza la speranza e senza alcun proposito di cambiamento ci attende solo la tragica morte della democrazia.
Suicida, irresponsabile e inconsapevole.
Vincenzo Cutolo, Salerno
