LIBIA - Si aggrava la situazione dei sopravvissuti a Derna. Manca l’acqua potabile e c’è un serio rischio per la diffusione di malattie a causa della presenza di migliaia di morti non ancora raggiunti dalle unità di soccorso. 30 mila i senza tetto. 120 milioni di metri cubi hanno invaso la città a causa del crollo di due dighe. Le due parti della città, costruita su una valle percorsa da un torrente, sono completamente separate dopo il crollo dei 5 ponti che le collegavano. Le zone invase dalle acque sono di 2 milioni di metri quadrati; sono stati trascinati in mare interi quartieri. Un rapporto tecnico del 2002 aveva messo in guardia dal pericolo di crollo delle dighe, ma in 20 anni non sono state compiute le necessarie manutenzioni.

Alla mezzanotte di ieri, il numero dei corpi raccolti sono 6800, centinaia dei quali sono stati rigettati dal mare. Oltre 11 mila i dispersi per i quali sono giunte segnalazioni dai parenti. Le operazioni di soccorso continuano ma sono oramai perse le speranze di trovare persone vive sotto le macerie delle case crollate.

La solidarietà internazionale va a rilento, ma quella interna ha sorpreso tutta la popolazione. Una gara di invio di aiuti e unità di soccorso, ospedali da campo e soprattutto camion di acqua imbottigliata sono giunti da tutti i comuni libici senza distinzione delle divisioni politiche.

Una nota stonata è arrivata dal premier Dbeiba che, in tempo di lutto nazionale, ha lanciato accuse implicite dichiarando “di aver chiesto al procuratore generale della repubblica di svolgere un’indagine per scoprire le responsabilità di questo disastro”. Propaganda politica di basso livello, perché l’inchiesta giudiziaria è un atto dovuto e non è competenza dell’esecutivo.

MAROCCO - Ancora scosse di assestamento hanno spaventato la popolazione delle zone montane ad est di Marrakesh, già duramente colpite dal sisma. Un’altra notte da passare all’aperto per centinaia di migliaia di abitanti. Il piazzale della moschea di Marrakesh è stato trasformato in un campo di tende. La gente non si fida di tornare nelle case.

Le operazioni di soccorso continuano, ma nelle ultime 24 ore non sono state trovate persone vive sotto le macerie. In alcuni villaggi di montagna, i soccorritori sono arrivati solo ieri e non hanno potuto fare nulla, perché quel che si poteva fare lo avevano compiuto i pochi sopravvissuti a mani nude.

La solidarietà interna è stata spettacolare. In tutte le città e villaggi del Marocco si sono registrate file per la donazione di sangue. Raccolte fondi e aiuti sono state organizzate dappertutto. L’apertura dell’anno scolastico è stata rinviata in tutto il regno per solidarietà con le zone colpite.

La difficoltà maggiore riguarda la fase futura, per far fronte alla stagione invernale in protezione delle popolazioni sfollate. E l’altro problema serio è quello della ripresa delle attività economiche nella zona, che negli ultimi 20 anni avevano subito trasformazioni verso il settore turistico; adesso sconvolto. Il governo ha già avviato le procedure per il censimento delle case distrutte, con un piano di destinare indennizzi ai proprietari in modo di far ripartire una ripresa delle attività edilizie.


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