L’Avanti! compie 126 anni, e il Psi celebra l’anniversario il 20 dicembre a Roma presso le fondazioni Modigliani e Matteotti (in via Arco del Monte 99 nei pressi di Campo de Fiori). Il giornale del Psi, l’unico organo di partito in edicola in versione settimanale e nella sua versione quotidiana on line, è “luogo” di incontro dei più grandi intellettuali che, per tutto il secolo scorso, hanno costruito il pensiero socialista che coincide con le più grandi battaglie di libertà e civiltà” – ha detto il segretario del Psi, Enzo Maraio, presentando l’iniziativa agli iscritti.

Ospiti esponenti dell’associazionismo e delle fondazioni socialiste, insieme ai leader e i protagonisti dei partiti del centro sinistra, da Enrico Letta a Benedetto Della Vedova, da Brando Benifei a Cecilia d’Elia, da Stefano Bonaccini a Roberto Speranza, da Bruno Tabacci a Angelo Bonelli, da Claudio Martelli a Ugo Intini, da Valdo Spini a Bobo Craxi e tanti altri previsti in un ricco programma di interventi.

Questa è una occasione per allargare il dibattito che mira a raggiungere l’obiettivo di mettere insieme i socialisti. Abbiamo messo insieme nella stessa giornata una larga platea di socialisti e di associazioni socialiste. Abbiamo fatto un primo passo che ci lascia ben sperare. Gli elementi che ci uniscono sono prevalenti alle differenze che ci hanno visti separati negli ultimi anni. Il Psi non riesce a rappresentare in toto tutto il mondo socialista. C’è per questo bisogno di dialogare. Costruire insieme una casa, una forza. Raccogliere il terreno fertile. Le alleanze non sono oggi all’ordine del giorno. Non abbiamo da mettere in campo scelte strategiche di alleanze. Dobbiamo lavorare su noi stessi, partendo da autonomia e dall’identità. Partire da noi stessi per radicare la forza socialista. Siamo i primi a denunciare le cose però la stampa ha una chiusura nei nostri confronti che dobbiamo rompere. Non possiamo lavorare su noi stessi solo guardando le nostre radici, guardare avanti con la forza delle nostre radici. C’è bisogno di superare lo stato di fatto che ha visto la sinistra guidata da capi e capetti rafforzando i valori culturali del nostro passato. Una radice comune. Primo punto cardinale: l’unità dei socialisti. Tutto l’arcipelago del socialismo proiettato e collegato al traguardo a cui vogliamo tendere.

I giovani e l’astensionismo: Innescare quella miccia che mette la politica dalla parte giusta. Mi preoccupa quando Bonaccini ritiene che il recupero del PD passi per il recupero della vocazione maggioritaria. Serve una legge elettorale nuova che deve essere proporzionale. Uno sguardo al futuro. Ma gelosi della nostra storia.

A sinistra, nei rapporti con il Pd, sono prevalenti le ragioni che ci portano a dialogare. In passato, nella storia, non fu sempre così. Le alleanze per le regionali e le europee del 2024 serviranno per unire il partito. Dobbiamo lottare contro la ‘Rete nera’ che vuole affermarsi in Italia e in Europa. Non aderiremo ad alcun Terzo Polo. Faremo gli Stati generali del socialismo. Ci ispiriamo al Pse e al Governo spagnolo di Sanchez. I socialisti ci sono da 130 anni. Vogliamo rimettere insieme il nostro arcipelago e per questo chiediamo una legge elettorale proporzionale. Il Governo Meloni fa il forte con i deboli e il debole con i forti. È il Governo più di destra di sempre. La marcia indietro sul pos mette in evidenza che non sono all’altezza. Diciamo no anche all’autonomia differenziata, ad esempio sulla scuola. C’è differenza tra campagna elettorale e il governo del Paese. L‘esecutivo Meloni ha già tradito le aspettative degli italiani. Aspettiamo di sapere come e quando Giorgia Meloni intende affrontare la questione delle bollette alte, la difficoltà degli italiani di riempire il carrello della spesa e delle imprese che arrancano.

A trent’anni da quello tsunami possiamo riprenderci lo spazio di protagonismo che ci hanno tolto, che abbiamo perso per responsabilità, dobbiamo guardare avanti con la forza di una storia che non ha nessuno. Oggi è stato compiuto un primo passo, non esaustivo ma abbiamo raggiunto un obiettivo che ci lascia ben sperare: da tanto non sentivo un dialogo così. Bisogna costruire insieme una casa in modo orizzontale, senza padrini e padroni. Se vogliamo costruire una grande forza socialista dobbiamo ripartire da noi stessi. Unità del socialismo significa mettere insieme tutto l’arcipelago dei socialisti proiettato verso le giovani generazioni, verso chi non va a votare, mettendo la politica dalla parte giusta.

Il centrosinistra all’opposizione per tornare ad essere credibile non deve preoccuparsi solo di cambiare leadership ma deve mettersi dalla parte delle famiglie in difficoltà e delle imprese che danno lavoro. Dalla festa dell’Avanti! parte il nostro impegno a costruire un grande movimento socialista e socialdemocratico, ancorato al socialismo europeo. Lanciamo un appello a tutta la sinistra, a cominciare dal Pd, ad avviare insieme a noi una nuova fase del centrosinistra, che si ispiri ai valori socialisti e guardi ai bisogni delle persone, abbattendo le gravi diseguaglianze sulle società e valorizzi il merito.

L'INTERVENTO DI VALDO SPINI - Ringrazio il segretario del PSI, Enzo Maraio per l’invito. L’Avanti!, il giornale del Psi, un nome ispirato al quotidiano della socialdemocrazia tedesca, Vorwaerts, è il più antico giornale di partito italiano. Ha attraversato la storia d’Italia dall’Ottocento al Novecento, conoscendo due guerre mondiali, l’avvento del regime fascista, la soppressione della libertà di stampa, l’emigrazione politica, la clandestinità nella Resistenza, la battaglia per la Repubblica e la Costituzione, vivendo poi, sia periodi di opposizione che di partecipazione del Psi al governo della nostra Nazione. Vi sono stati periodi nella storia socialista in cui il direttore dell’Avanti! esercitava una funzione ancora più importante di quella del segretario del partito, proprio perché il giornale era lo strumento di comunicazione politica più importante nel movimento socialista.

Un quotidiano di partito, quindi quando i quotidiani di partito e L’Avanti! da più tempo di tutti, rappresentavano il veicolo di comunicazione e l’espressione esterna di quello che potremmo chiamare il “partito-comunità”, cioè quell’insieme solidale di uomini e di donne che si riconoscevano come appartenenti ad un insieme comune di principi e di valori, che si proponevano di ispirare ad essi i loro programmi, non solo, ma i loro stessi stili di vita. Quando i “partiti-comunità” sono venuti meno, è entrata in crisi la funzione dei quotidiani di partito. Questo è stato l’effetto di mutamenti strutturali, economici e sociali, nella tecnologia e nei sistemi di comunicazione che hanno profondamente modificato l’associazionismo politico. Il problema è che a questi mutamenti strutturali oggettivi si è aggiunto troppo spesso una sorta di compiacimento nel sentirsi liberi dai vincoli delle forme comunitarie del far politica, senza preoccuparsi dei vuoti che si aprivano e dei meccanismi controbilancianti che occorreva creare nei confronti delle forme di utilizzazione della politica a fini personali.

Ne è seguito un processo di destrutturazione della politica stessa che ha avuto conseguenze anche dal punto di vista etico-morale. Nei partiti-comunità si esercitava una sorta di autocontrollo sociale sul comportamento dei dirigenti e dei militanti, la mancanza del quale ha costituito quel fenomeno strutturale su cui sono innestati quegli inaccettabili fenomeni di deviazione etica che stiamo registrando a Bruxelles e a Strasburgo.

La crisi dei partiti della prima repubblica è stata particolarmente radicale per i socialisti italiani, sia per la vicenda drammatica di tangentopoli, sia per la venuta meno, per effetto dell’avvento del maggioritario, della rendita di posizione al centro del sistema politico che detenevano. Al resto ha provveduto quella che gli stessi artefici hanno definito come la “fusione a freddo” tra postcomunisti e post-democristiani di sinistra, fino ad arrivare a determinare l’attuale situazione di assenza di rappresentanti socialisti o laburisti dal Parlamento italiano. È nostra convinzione che una presenza politica socialista, nelle varie forme in cui avrebbe potuto svolgersi, avrebbe “riscaldato” questa fusione a freddo con lo spirito dialettico e pluralista, con la spiccata attenzione per il concreto del riformismo, che ha sempre qualificato l’area politica e culturale socialista italiana.

Ed ecco allora una funzione per la gloriosa testata dell’Avanti! nelle forme che saranno possibili nell’odierna situazione. L’Avanti! può rappresentare quello strumento di comunicazione interna e di espressione esterna di un’area politico culturale altrimenti dispersa e disarticolata che ci si ripropone di ricongiungere nel dibattito sulle idee e sui programmi.

Il socialismo – è una delle definizioni di Pietro Nenni – è “portare avanti quelli che sono nati indietro”, nella Giustizia e nella Libertà, aggiungiamo noi richiamando Carlo Rosselli, suo compagno nella redazione del settimanale “Il quarto Stato.”

Il compito di costituire, nella riforma della politica, un grande movimento del socialismo in Italia, in stretto collegamento con quello europeo ed internazionale, deve far ritrovare insieme tutti i socialisti.

L’area politica e culturale socialista ha dei tratti peculiari, che non sono propri solo degli appartenenti a quest’area e che sono in realtà presenti anche nelle aree politico-culturali affini, ma che fanno parte della nostra tradizione e costituiscono il nostro DNA. Il primato dei programmi rispetto alle appartenenze, il riformismo nelle istituzioni, il riformismo nell’economia, nel welfare e nella sanità, nell’ambiente.

Riconciliare il nostro popolo col riformismo socialista, risvegliare quell’area di più di un terzo delle nostre cittadine e dei nostri cittadini che non va a votare. Ecco il nostro compito nella situazione politica attuale. Cui si aggiunge in questo drammatico momento la questione morale, tanto più grave in quanto colpisce all’interno delle fila di chi è oggi in Italia all’opposizione e si propone di riguadagnare la fiducia delle cittadine e dei cittadini per ritornare in maggioranza.

Parlamento, Socialismo, Europa, ecco le tre parole che sono messe in causa nell’opinione pubblica per colpa dei comportamenti aberranti di determinate personalità a Bruxelles e a Strasburgo. Per difendere questi tre grandi punti di riferimento non bastano le condanne verbali: occorrono certo regole più stringenti ed efficaci, ma anche queste non bastano se non affermiamo una nuova coscienza nell’associazionismo politico, nelle sue forme e nella sua vita di tutti i giorni, nelle donne e negli uomini che vi partecipano.

La riforma della politica, l’attuazione dell’articolo 49 della Costituzione, deve costruire uno dei punti prioritari e mobilitanti del riformismo socialista.

Non vogliamo ignorare d’altro canto quanto avviene in questo momento politico intorno a noi, in particolare il congresso del PD, che è appena iniziato. Nel Pd ci si dice stanchi delle correnti ma al posto delle correnti non può stare il nulla: occorre far vivere le radici. E noi siamo una di quelle radici ideali e politiche. Sono personalmente convinto che un rassemblement dei socialisti italiani, se lo sapremo condurre avanti, potrà avere un effetto anche nel dibattito interno al Pd.

La parola Avanti! non ha bisogno di interpretazioni. È l’esatto contrario dello stare fermi nell’immobilismo o di rivolgere la testa prevalentemente al passato. Ed è con questo spirito che dobbiamo svolgere la nostra manifestazione per il 126º anniversario dell’Avanti!


Precedente Successivo