Sei anni fa, nel 2017, a cura dell'ANPPIA (associazione nazionale perseguitati politici italiani antifascisti) e su iniziativa del caro amico Augusto Cerri, autore dell'Introduzione del libro, è stato pubblicato il volume RIFLESSIONI SULLA COSTITUZIONE. Docenti e costituzionalisti a confronto sui principi fondamentali della Repubblica nel quale, oltre agli Atti del convegno internazionale su La nascita e lo spirito delle Costituzioni europee, sono contenute le risposte che io ed altri nove colleghi (Carlo Amirante, Antonio Baldassarre, Sergio Bartole, Marco Benvenuti, Massimo Luciani, Pio Marconi, Valerio Onida, Cesare Pinelli e Gaetano Silvestri), esprimevamo la nostra opinione, in occasione del settantesimo anniversario della conclusione dei lavori dell'Assemblea Costituente, con riferimento ai singoli punti di un questionario.

Sono lieto di potere pubblicare le mie risposte in questa rivista, sempre impegnata nel valutare con tempestività le novità del nostro ordinamento, con specifico riferimento ai suoi profili di diritto costituzionale; a distanza di sei anni dalla precedente pubblicazione, ho inserito poche e necessarie modifiche.

Nel primo punto si parla dell'importanza derivante dal fatto che ricorreva quell'anno il 70° anniversario della conclusione dei lavori della Costituente: il mio giudizio su quale sia la rilevanza della Costituzione nella vita etica, economica e sociale del Paese è un giudizio che fa riferimento a una mia lunga esperienza. Io ho conosciuto la Costituzione, il costituzionalismo e la storia costituzionale sui banchi della Facoltà di Giurisprudenza dell'Università La Sapienza di Roma quando nel 1953, iscritto, a diciott'anni, al corso di laurea in Giurisprudenza, ho avuto l'opportunità e direi anche la fortuna di avere un professore che era stato membro della Costituente e che divenne poi giudice costituzionale: Gaspare Ambrosini. Il prof. Ambrosini era un appassionato sostenitore delle autonomie locali e ricordo in particolare il gusto che provava a lezione nel parlare di quello che significava il principio del riconoscimento e della promozione delle autonomie locali nella Costituzione, in modo particolare nel suo articolo 5. Tuttavia il mio ricordo della esperienza come allievo e come studente della Facoltà di Giurisprudenza credo che possa essere significativo perché in quei banchi dell'università – ricordo tra l'altro che eravamo insieme come studenti io e Alessandro Pace, che aveva svolto le funzioni di presidente per il Comitato per il No alle riforme costituzionali proposte dal Parlamento – abbiamo avuto l'opportunità di capire cosa aveva significato l'Assemblea Costituente mentre la maggior parte dei professori, anzi tutti i nostri professori avevano studiato la Costituzione del 1848, lo Statuto di Carlo Alberto (questo dopo qualche anno non era più avvenuto). Anche Gaspare Ambrosini, data la sua età, era stato allievo in una facoltà di Giurisprudenza nella quale per il Diritto costituzionale si studiava lo Statuto albertino. Invece sentire quale era stato lo spirito dell'assemblea costituente negli anni Quaranta fu molto importante: mi ricordo che c'era un testo di Diritto costituzionale di circa 80 pagine, un testo molto breve e litografato.

Dopo la mia laurea, conseguita il 27 ottobre 1957, ho avuto più esperienze: ho fatto il professore di Diritto ed economia politica negli Istituti tecnici, nel 1959 ho conseguito il titolo di avvocato, dal 1965 al 1976 ho fatto il magistrato della Corte dei conti: in tutte le esperienze ho avuto l'opportunità di valutare l'importanza della Costituzione e del suo studio e della rilevanza della Costituzione nell'adempimento dei miei compiti e lo svolgimento delle mie attività professionale. Ricordo che nel 1969 avevo preso una libera docenza in Diritto ecclesiastico e poi due anni dopo mi presentai per avere una libera docenza in Diritto costituzionale, proprio perché mi parve necessario affrontare i problemi prevalentemente dal punto di vista costituzionale. Sento l'orgoglio per avere scritto nel 1974 un libretto sui Principi costituzionali del diritto ecclesiastico, edito in litografia dalla casa editrice Cedam nel periodo in cui io insegnavo a Cagliari, proprio perché mi sembrò opportuno che la disciplina della materia che allora insegnavo fosse impostata dal punto di vista della Costituzione, e quindi dei principi costituzionali di ogni disciplina universitaria. Poi ho fatto lo stesso quando più tardi, nel 1992, sono passato all'insegnamento del Diritto amministrativo. Per esempio, ricordo che negli anni Cinquanta i testi universitari di Diritto ecclesiastico ritenevano che la Costituzione non avesse nessuna particolare importanza nella studio e nell'insegnamento di tale materia e che un autore importante come Vincenzo Del Giudice, che aveva scritto un importante manuale di Diritto ecclesiastico, anche dopo l'entrata in vigore della Costituzione, scriveva che la Costituzione non aveva portato novità nella disciplina del Diritto ecclesiastico, il che parve subito inesatto perché in particolare gli articoli 2, 3, 7, 8, 19, 20, 21 33 e 38 della Costituzione affermavano dei principi che modificano completamente l'impostazione di questa materia.

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