Un sinodo non riducibile a una rubrica della “Settimana enigmistica”

(Roma, 4/10/2023) – La mattina di questo 4 ottobre, papa Francesco ha aperto l’attesissimo sinodo (sulla forma sinodale della Chiesa) citando Paolo VI, quando auspicò una Chiesa capace di farsi colloquio. Ovviamente colloquio con il mondo, con le nostre società e i nostri problemi: quindi una Chiesa che non rinchiude Gesù nelle sagrestie. Questo colloquio non è tra blocchi: come nel mondo, anche in questa Chiesa ci sono diverse sensibilità, non viviamo dappertutto nello stesso modo e con le stesse priorità, e il colloquio non è uno solo, identico a sé ovunque, a tutte le latitudini e longitudini. Ciò conferma che siamo a uno snodo decisivo e contestato dai conservatori soprattutto anglosassoni. La Chiesa si accinge ad assumere una forma più simile a quella che ebbe alle origini e diversa da quella che si è imposta nel Medioevo?

Il tema divide, e lo si vede; ma l’appello al colloquio, proprio nella diversità delle idee, per essere vero non poteva cominciare senza che il papa rispondesse alle vecchie certezze presentategli sotto forma di dubbi da alcuni cardinali che rifiutano la sua visione di una Chiesa non solo gerarchica ma di tutti, cioè della gerarchia ma anche dei fedeli e delle fedeli, tanto che a questo sinodo (che sulla carta sarebbe ancora sinodo dei vescovi) votano anche le donne. (continua sul sito)


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