Riceviamo e volentieri pubblichiamo

Invio per conto della Presidenza dell’Associazione per il Rinnovamento della Sinistra (ARS), di cui faccio parte, un ricordo di Ruffolo.
Una commemorazione ufficiale socialista non ci sarà, perché Ruffolo da tempo non era più iscritto al PSI e ignoro se lo fosse ancora al PD.
La redazione del testo è stata affidata ad Alfonso Gianni, di tradizione non socialista, ma io non avrei scritto cose sostanzialmente diverse. Quando la sinistra italiana è un una situazione pre-1892, nella costruzione di una alternativa socialista è meno importante da dove veniamo rispetto a chi e cosa siamo ora e soprattutto dove e come vogliamo andare insieme.
Non c’è un partito che rappresenti il socialismo nel nostro paese, ma, forse una serie di fondazioni che al socialismo si richiamano potrebbero decidere insieme, o ciascuna per suo conto, di dedicare un ricordo ai socialisti scomparsi.
I socialisti, compresi quelli della mia generazione, hanno gli anni contati e in vista del 100° anniversario dell’assassinio di Giacomo Matteotti (grazie, Liliana, per il ddl), sarebbe giusto dimostrare che aveva ragione nella frase, a lui attribuita: “Uccidete me, ma l’idea che è in me non l’ucciderete mai”, di cui sono state tramandate varie versioni. – Fraternamente - Felice Besostri

Con la scomparsa di Giorgio Ruffolo perdiamo una delle più grandi personalità che hanno saputo unire l’agire politico e istituzionale con una cultura economica di tipo innovativo, entro la quale massima era l’attenzione alla salvaguardia del pianeta che uno sciagurato modello di sviluppo ha ridotto nelle attuali condizioni. Tutta la sua storia intellettuale e politica smonta la convinzione un tempo radicata che tra economia e ecologia vi sia un contrasto insolubile.

Ruffolo è stato un esponente storico del Psi e della sinistra lombardiana. Un attivo fautore dell’unità della sinistra. Anche quando confluì in quello che sarebbe diventato il Pd, mantenne sempre un atteggiamento critico e propositivo. È stato deputato, senatore, eurodeputato. È stato ministro dell’Ambiente tra il 1987 e il 1992, nei quattro governi che si succedettero in quel periodo.

In quel ruolo rappresentò il governo italiano in importanti incontri internazionali, susseguenti al protocollo di Montreal del 1987 a protezione dell’ozonosfera. Successivamente si impegnò per la stabilizzazione delle emissioni di CO2 entro il 2000 ai livelli del 1990: la famosa “base 90”. Fu un acceso sostenitore del “principio di precauzione”.

Nel 1991 Ruffolo propose, in una riunione dell’Ocse dedicata alla fiscalità ecologica, da lui presieduta, la “carbon tax”. Al “Vertice della Terra” di Rio de Janeiro del ‘92, alla presenza di Bush, Fidel Castro, Mitterand e 40 capi di governo africani avanzò l’idea di una tassa energia/CO2 che prevedeva un’articolata distribuzione del gettito. ricevette l’applauso dei presenti e venne definita dal Financial Times una delle rare idee concrete emerse in quel convegno.

Naturalmente poi i governi non seguirono quella strada. “Le nostre voci … sono state troppo deboli di fronte all’avanzata impetuosa del capitalismo”, dirà nella sua ultima intervista nel 2015. Ma Ruffolo continuò ad insistere attraverso una costante produzione di articoli, saggi e libri. Non gli mancava la dolorosa consapevolezza della sconfitta della sinistra, che non incrinò il suo intelligente umorismo e che espresse in uno dei suoi libri più significativi che volle titolare “Il capitalismo ha i secoli contati”.


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