Tensioni e malumori crescenti nella maggioranza arrivano da più parti. Dalla politica estera e internazionale e da quella interna…

In particolare le parole di Berlusconi sulla guerra in Ucraina hanno creato un doppio fronte. Quello della risposta diretta di Zelensky e quello della stessa compagine di maggioranza che non ha ben accolto le esternazioni dell'alleato. "Io credo che la casa di Berlusconi non sia mai stata bombardata, mai siano arrivati con i carri armati nel suo giardino", ha detto il presidente ucraino, come a dire che altrimenti il Cavaliere non avrebbe mai tuonato contro di lui pochi giorni fa. L'eco di quelle frecciate arriva immediato ad Arcore. Monta l'irritazione, ma per il momento nessuna risposta. Bocche cucite fra i fedelissimi del Cavalere ma a nessuno sfugge il contesto di quelle dichiarazioni. Uno scenario quasi bipolare. Da una parte il presidente del consiglio Meloni appena rientrata da Kiev dove ha ribadito il sostegno italiano e dall'altra Berlusconi che si posiziona fuori questo perimetro. Zelensky non si sottrae alle domande dei giornalisti sul Cavaliere. Ma quello che non va giù a molti, dentro Forza Italia, è la reazione della presidente del Consiglio: la sua difesa di Berlusconi viene percepita come troppo tiepida e poco esplicita. Parole che nascondono una doppia linea sull'Ucraina.

Quello che si è visto è uno Zelensky scatenato contro Silvio Berlusconi quello che risponde alle domande della stampa italiana durante la conferenza con Giorgia Meloni. Il contrario di quello che aveva immaginato fosse il risvolto della sua visita in Ucraina. La premier aveva impostato questa visita su un altro profilo: massima, totale adesione alla battaglia di Kyiv, sostegno agli aiuti militari, rilancio di una conferenza per la ricostruzione. Tutto cancellato in pochi minuti. Anzi una faglia all'interno del centrodestra e della maggioranza. Altra faglia è quella sul superbonus. Il governo è alle prese nel cercare una soluzione per ridurre il danno. La cancellazione di una misura senza prevederne modifiche o sostituzioni con altre, ha creato solo sconcerto tra i beneficiari della misura stessa. A prescindere dall'impatto che questa stesse creando. Anche qui Forza Italia si muove in autonomia cercando una propria soluzione. Il partito azzurro infatti fin da subito ha avanzato una serie di richieste di modifiche e in mattinata ha incontrato alla Camera il presidente dell'Associazione nazionale costruttori edili.

Il Pd, per voce del vicecapogruppo alla Camera Piero De Luca, parla di "pasticcio" a proposito del decreto Superbonus e sottolinea il danno a imprese e famiglie con il rischio di una perdita di oltre 100mila posti di lavoro. Anche la Cgil è molto critica. "Il Governo cancella la possibilità di cedere il credito fiscale e di ottenere lo sconto in fattura non solo per il superbonus 110% – ora già 90% -, ma anche per tutti i bonus edilizi, energetici, antisismici e per quelli finalizzati alla rimozione delle barriere architettoniche, senza alcun confronto con le rappresentanze dei lavoratori e con i sindacati che tutelano gli inquilini". "È il colpo di grazia agli interventi di riqualificazione, efficientamento e messa in sicurezza che colpisce, oltre al sistema produttivo – con la sicura chiusura di imprese e perdita di migliaia di posti di lavoro – i contribuenti con bassi redditi i quali, privati di questi insostituibili strumenti di sostegno reale, non potranno utilizzare la detrazione pluriennale, perché incapienti rispetto all'entità dei lavori. Insomma, condomìni e case popolari saranno di fatto esclusi, dopo i già restrittivi termini fissati in legge di Bilancio, da qualsiasi processo di riqualificazione del patrimonio".


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