“Miglioramenti del Pnrr sono possibili” ma “nel perseguimento di eventuali modifiche bisogna però tenere conto del serrato programma concordato con le autorità europee”. Così il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, nel corso delle sue Considerazioni finali, ricordando come “un confronto continuo con la Commissione è assolutamente necessario, nonché utile e costruttivo”. Il governatore Visco ha sottolineato che – se sul Pnrr dei “miglioramenti sono possibili” – tuttavia “non c’è tempo da perdere”. Un segnale chiaro al manovratore che sembra non avere ancora la quadra pronta.
“Si discute di presunte insufficienze nel dibattito collettivo riguardo al suo disegno, dell’orizzonte temporale limitato per il raggiungimento degli obiettivi, delle possibili carenze nella capacità di attuarne le misure, ma va sottolineato con forza che il Piano rappresenta un raro, e nel complesso valido, tentativo di definire una visione strategica per il Paese. Anche per questa ragione, oltre agli investimenti e agli altri interventi di spesa, è cruciale dare attuazione all’ambizioso programma di riforme, da troppo tempo attese, in esso contenuto”, ha detto ancora Visco.
Il Piano nazionale di ripresa e resilienza “può stimolare progressi significativi nella digitalizzazione delle amministrazioni” e, in questo contesto “l’accentuazione del turnover già in atto nel pubblico impiego offre l’occasione di acquisire risorse umane con un livello professionale adeguato rispetto ai servizi che lo Stato si impegna a fornire”, ha detto ancora Visco.
Sul lavoro e precari ha aggiunto: “In molti casi il lavoro a termine si associa a condizioni di precarietà molto prolungate; la quota di giovani che dopo cinque anni si trova in condizioni di impiego a tempo determinato resta prossima al 20%”. È il dato riportato dal governatore della Banca d’Italia che aggiunge “troppi, non solo tra i giovani non hanno un’occupazione regolare o, pur avendola, non si vedono riconosciute condizioni contrattuali adeguate”. Visco segnala anche una crescita, ora ad una quota del 30%, dei lavoratori con retribuzioni annue particolarmente basse, sotto il 60% della media di 11.600 euro l’anno”.
