Parla Alessandro Genovesi, segretario generale della Fillea, il sindacato dei lavoratori edili della Cgil. E spiega i meccanismi che faciliteranno le infiltrazioni criminali e gli incidenti sul lavoro. Scelte molto gravi anche sul superbonus. Sabato, primo aprile, sindacati in piazza.
intervista a cura di Paolo Andruccioli
Segretario, il vostro giudizio del nuovo Codice appalti è negativo e avete già deciso di scendere in piazza con la Uil e di avviare una grande vertenza, dal primo luglio, quando le nuove norme entreranno in vigore. Perché non vanno bene queste nuove regole e quali sono i pericoli principali?
Innanzitutto il prossimo primo aprile, dopodomani, scenderemo in piazza, in cinque periferie a Torino, Roma, Napoli, Palermo e Cagliari per difendere l'occupazione, il lavoro di qualità, a partire dal settore pubblico ma non solo: un modello di sviluppo basato sulla sostenibilità ambientale e il recupero delle nostre città. A partire proprio dalle periferie. Parleremo dei bonus, ma anche del nuovo Codice degli appalti. Si vedano la piattaforma, i programmi delle manifestazioni, le diverse adesioni (associazioni ambientaliste, degli inquilini, consumatori, studenti, ecc.) sullo specifico sito. proprio sul nuovo Codice degli appalti diciamo che sono diverse le cose che non vanno, e che sottintendono un preciso modello: "spendere subito" e "spendere solo per qualcuno", indipendentemente da come spendere, dallo spendere bene, dall'usare le risorse pubbliche (sono tali sia gli incentivi pagati dalla fiscalità generale sia gli appalti pubblici) per qualificare le imprese e il lavoro, guardando al futuro delle nostre città e del Paese. Nel nuovo Codice, prima di tutto, diventa regola generale quella che era un'eccezione in fase di pandemia. Cioè la possibilità di dare appalti senza gara pubblica fino a cinque milioni e 380mila, l'80% degli appalti. Questo vuol dire meno trasparenza. Vuol dire che il sindaco di turno per i bassi importi (fino a 150mila euro) può assegnare un contratto direttamente a Tizio o Caio senza motivarlo. E dai 150mila fino a cinque milioni e 380mila deve solo invitare cinque o dieci operatori che sceglie lui. Nasceranno dei veri e propri cartelli, blocchi economici, e magari elettorali e di interesse. E se proprio qualcuno rimane fuori, nessun problema. Avendo liberalizzato i subappalti, qualche briciola ci sarà per chi "rompe". Poi c'è la liberalizzazione del subappalto.
Perché questa preoccupazione per la liberalizzazione del subappalto? Oggi è vietato il "subappalto del subappalto" negli appalti pubblici, da domani sarà liberalizzato. Di fatto portiamo le porcherie dell'edilizia privata (dove si registra il 90% degli infortuni mortali, il lavoro nero, il ricorso a contratti nazionali di lavoro in dumping, un "cottimismo" etnico enorme) nel settore pubblico, alimentando uno scadimento qualitativo, dell'impresa e del lavoro, con i soldi pubblici. Da domani, un soggetto potrà prendere un lavoro pubblico a dieci, subappaltarlo a un altro a nove, poi quest'ultimo lo potrà subappaltare a un terzo a otto, e il terzo a un quarto ecc., teoricamente all'infinito. Peccato che questo voglia dire, nel concreto (perché le imprese non sono dame di carità), che a ogni livello di subappalto si dovrà risparmiare, e lo si potrà fare solo ricorrendo a macchinari più vecchi o a materiali più scadenti, o, come avviene nell'edilizia privata, comprimendo salari e tutele, a partire da quelle sulla sicurezza. Si incentiva il dumping, la destrutturazione delle imprese di medie dimensioni, che magari hanno investito in questi anni, la moltiplicazione dei soggetti in cantiere: e tutte le tutele pensate quando vi potevano essere al massimo due soggetti (appaltatore e subappaltatore), diventeranno tutele più difficili da esigere. Dalla verifica di parità di trattamento economico e normativo, e stesso Ccnl lungo la filiera al Durc di Congruità, dal rispetto dei Ccnl edili all'applicazione dei piani per la sicurezza. Quel che si sta scoprendo in Fincantieri (duemila lavoratori stranieri "in nero" o "in grigio") accadrà domani anche sulle opere per l'alta velocità, per la costruzione di scuole e ospedali, ecc. Immaginatevi un cantiere con sette imprese che stanno contemporaneamente sulla stessa lavorazione, con sette capisquadra diversi, con lavoratori che non si conoscono, a cui si applicano magari Ccnl diversi, pur facendo lo stesso lavoro. Senza considerare che, allungando la catena dei subappalti, si facilita l'infiltrazione criminale, a partire da chi può prendere lavori sotto costo, perché l'obiettivo è riciclare denaro sporco…
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