AMPI STRALCI DA UNA RECENTE INTERVISTA A SERGIO COFFERATI
Il PD sta affrontando un momento molto difficile della sua storia. Dopo la sconfitta elettorale e una crisi di consenso, che sembra non arrestarsi, in molti invocano un ripensamento e una riforma generali. Nel dibattito pre-congressuale, a proposito dell’idea di cambiare nome, è riemersa una proposta “carsica”: quella del Partito del lavoro (…)
Cofferati - (…) Ci vuole una nuova idea di società, si tratta di mettere a fuoco i singoli capitoli, si tratta di ripensare una rappresentazione del mondo. Su questo la discussione deve essere profonda ed è fondamentale anche per chiarire la definizione del nome. Se si chiarisce quale idea di società si vuole scegliere, allora la scelta del nome sarà conseguente. Le due riflessioni devono marciare in contemporanea. Sarebbe sbagliato quindi isolarne una sola. (…)
A favore dell’idea di un Partito del lavoro si schierano in ogni caso tutti coloro che vedono la crisi della sinistra legata all’abbandono delle trincee storiche della rappresentanza. In un mercato del lavoro così frammentato l’esigenza di rappresentare chi non ha diritti è ancora più forte del passato. Ma il partito deve arrivare laddove non arrivano neppure i sindacati? Non c’è il rischio di una “concorrenza”?
Cofferati - A ognuno il suo mestiere. Non si tratta di concorrenza e sovrapposizioni tra partito e sindacato. (…) La legge 300 del 1970, lo Statuto dei lavoratori, è una legge magnifica, straordinaria; ma con le trasformazioni economiche e sociali che sono avvenute in questi anni, è evidente che oggi non copre tutto il lavoro. Diventa indispensabile e urgente quindi una nuova legge, che estenda a tutti lo Statuto dei diritti. Ed è al contempo necessaria e urgente una legge sulla rappresentanza. È noto che oggi siamo in presenza di innumerevoli finti contratti nazionali, contratti pirata, che vengono firmati per disperazione dagli interessati, spinti da organizzazioni sindacali inesistenti. Ci vuole una legge nazionale chiara che stabilisca chi rappresenta chi e come si riconoscono i contratti. Sindacato e partito non sono quindi in concorrenza. Al partito spetta battersi in parlamento per varare queste leggi. Al sindacato di farle vivere nella contrattazione, così com’è stato per lo Statuto dei lavoratori.
Un’altra posizione in campo, quando si parla di ricostruzione di una sinistra, riguarda la difesa dell’ambiente. Una sinistra socialista nel XXI secolo, si afferma, non può non essere anche ecologista. In altri Paesi si stanno sviluppando teorie ed esperienze che si rifanno a Marx. È possibile pensare a un nuovo partito eco-socialista? E come si dovrebbe chiamare?
Cofferati - (…) Quando si parla di lavoro si deve prima di tutto pensare alle condizioni ambientali dentro e fuori le aziende. Il tema ambientale – come vediamo anche dagli sconvolgimenti climatici – è centrale e lo sarà sempre di più. Non è possibile pensare a una crescita che prescinda dalla difesa dell’ambiente e dal rispetto della natura. (…) Ma le trasformazioni di questi anni, e l’allentamento dei diritti dei lavoratori e dei cittadini, hanno messo a rischio l’ambiente e la sicurezza dei lavoratori. Lo vediamo con la tragica crescita degli incidenti e delle morti sui posti di lavoro. Un nuovo pensiero socialista e di sinistra deve saper tenere insieme i due piani.
L’altra grande questione – che sembra però assente nel dibattito politico a sinistra – riguarda il boom delle diseguaglianze, i ricchi sempre più ricchi, i poveri che sono sempre di più. Che cosa possiamo dire su questo?
Cofferati - La questione delle diseguaglianze è centrale, e la battaglia per la giustizia sociale deve tornare a far parte dei programmi della sinistra. Ma anche qui si tratta di chiarire i termini delle questioni più urgenti. Si tratta infatti, prima di tutto, di mettere in campo politiche che siano in grado di favorire la creazione di posti di lavoro. Un lavoro ovviamente che sia di qualità e ben remunerato. Ma il problema non si ferma alla creazione di lavoro di qualità. C’è chi non lavora. E non può farlo per ragioni diverse. Lo Stato deve allora farsi carico di queste persone. Occorre dare la possibilità di vivere a tutti e di poter affrontare anche i momenti di bisogno che possono capitare nella vita.
(…) In Paesi come la Spagna o come il Brasile la sinistra è ridiventata forte anche per merito proprio dei partiti del lavoro. Si possono trarre insegnamenti da quelle esperienze?
Cofferati - Ognuno ha la sua condizione, e la sua storia… Ma dalla Spagna, dal Brasile dove è tornato Lula dopo l’esperienza devastante del governo di destra, ci arrivano segnali molto precisi. Anche se non si possono fare paragoni o pensare di esportare le politiche che si realizzano in quei Paesi, è evidente che essi dimostrano la reale possibilità di realizzare scelte alternative a quelle dominanti. Anche se spesso appaiono come realtà molto lontane dalla nostra, quelle esperienze ci mandano un messaggio forte: si può fare.
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