Il dato politico più rilevante di quest'estate europea ci è venuto un mese fa dalle elezioni anticipate in Spagna. Contro le previsioni di molti (e contro gli auspici di altri, insospettabili, ma potenti), i socialisti del premier Pedro Sanchez non sono stati affatto "strabattuti". Al contrario, hanno aumentato i propri consensi rispetto alle ultime consultazioni, nonostante un sorpasso di misura da parte del Partido Popular . È verosimile che – con una più elevata partecipazione elettorale – il PSOE si sarebbe affermato come primo partito. Fatto sta che l'Armada Invencible delle destre iberiche ha impattato contro un fattore di "contenimento" del tutto inaspettato. Una lezione spagnola che andrebbe ora estesa all'Italia e all'Europa intera.

Il titolo qui sopra richiama la famosa parola d'ordine "Oggi qui, domani in Italia", pronunciata da Carlo Rosselli a Radio Barcellona, il 13 novembre 1936. Perché se alle europee del 2024 avessimo un risultato analogo della sommatoria di Pd e di tutto ciò che sta alla sua sinistra, pari a quello del solo PSOE (31,70%), ciò potrebbe prefigurare un principio di vittoria, anzi di rivincita nel 2027.

Quanto alla sinistra spagnola, che sembrava messa malissimo, si è rivelata comunque più forte di quella italiana – a partire dalle prime elezioni, nel 1994, con il maggioritario del "Mattarellum". Nelle recenti consultazioni iberiche, la partecipazione è stata del 70,18%, quasi 4 punti percentuali oltre le ultime italiane del 2022 e superiore del 2% alle precedenti del novembre 2019, ma pur sempre di 5 punti percentuali sotto a all'aprile 2019.

Il PSOE con 7.760.970 voti (31,70%) conserva i seggi che aveva alle precedenti elezioni, ma non è più il primo partito per l'avanzata del PPE che con 8.091.840 (33,05%) voti, lo supera di 330.870 voti, pur rimanendo lontano dalla maggioranza assoluta, in termini non tanto numerici quanto politici. Né basterebbe un'ipotetica coalizione insieme all'ultradestra di VOX, che perde 623.235 voti, ma resta il terzo partito (12,39%), sia pure di poco avanti rispetto a SUMAR (12,31%).

Nell'analisi dell'avanzata del PPE va anche tenuta presente la "sparizione" del gruppo centrista-liberale Ciudadanos, i cui voti già hanno sicuramente rappresentato la maggior riserva di caccia dei popolari, avendogli messo a disposizione 1.650.318 voti ottenuti nel novembre 2019, allorché Ciudadanos aveva già comunque fatto registrare una forte flessione rispetto alla prima tornata elettorale svoltasi in quello stesso anno.

Al di fuori dei primi quattro partiti entrati a far parte del Parlamento iberico (Congreso de los Diputados), ci sono solo formazioni autonomiste se non indipendentiste, come i catalani di Jxcat-Junts i cui sette seggi sarebbero giusto giusto quelli necessari a far raggiungere la soglia fatidica della maggioranza assoluta i deputati del PPE (137) ove uniti a quelli di Vox (33). Impossibile! Perché VOX è esplosa nei consensi elettorali: nel 2016 aveva lo 0,20% e 47.182 voti, come reazione all'indipendentismo catalano e al referendum del 1° ottobre 2017 celebrato nonostante l'annullamento del Tribunale Costituzionale. Un richiamo del PPE all'unità dei partiti spagnoli affiliati basterebbe, perché il PNV ha sei seggi, ma è inviso, ricambiato, da VOX, formazione nostalgica del centralismo franchista.

Se non si troverà una maggioranza di 176 voti si tornerà a votare entro l'anno o al più tardi nel gennaio del 2024. Unica alternativa al ricorso alle urne sembrerebbe un accordo PPE-PSOE in nome dell'Europa. Questo è il trappolone a cui taluni lavorano, contro l'alleanza di sinistra a guida socialista. Prospettiva, quest'ultima, che non va abbandonata da chi vuole coltivare la speranza di un cambiamento verso una società più libera, giusta e eguale, che è la ragione per la quale la prima Internazionale Operaia e Socialista era nata nella seconda metà del XIX secolo in questa nostra Europa e che oggi rappresenta anche una ragione forte per continuare nel processo di integrazione europea.

Si attribuisce a Slavoj Žižek la battuta secondo la quale c'è il rischio che finisca prima l'umanità del capitalismo, ma il legame tra il futuro dell'umanità e l'ordinamento economico e sociale esiste, anche se l'anticapitalismo, l'internazionalismo e l'antimilitarismo non figurano più fra i tratti essenziali dei partiti di sinistra, come lo furono fino alla vigilia della Prima Guerra Mondiale.Tuttavia, senza idee e programmi per un cambiamento radicale dello sviluppo non si potrà far fronte all'emergenza planetaria mondiale, quindi, al futuro dell'umanità.

La scelta della sinistra spagnola di un percorso di unità nella diversità se avrà successo sarà un modello, come invece non è stata Syriza in Grecia, che ottenne l'egemonia ma in competizione con i partiti della sinistra storica socialista (PASOK) e comunista (KKE), il primo ne è uscito distrutto e Syriza è stata colpevolmente non sostenuta nella difficoltà del debito. Eppure, sarebbe costato meno all'Europa e al popolo greco assumerne collettivamente la difesa, piuttosto che seguire la cura dell'austerità della Troika (Commissione Europea-BCE-FMI).

Il filosofo neo-marxista sloveno Slavoj Žižek

Tornando alla Spagna, l'alleanza tra il PSOE e le formazioni alla sua sinistra esce più forte, perché più coesa grazie a Yolanda Diaz.

La sconfitta di Pablo Iglesias, omonimo del fondatore del PSOE nel 1879 (secondo partito socialdemocratico dopo quello tedesco), ha permesso di superare quello che era l'obiettivo primario di Podemos, cioè il "sorpasso" (parola d'ordine in italiano), perseguito nelle elezioni anticipate del 2015 (PSOE 5.545.315, 22,00%; Podemos 5.212.711, 20,68%) e del 2016 (PSOE 5.443.846, 22,63%; Unidos Podemos 5.087.538, 21,15%).

Purtroppo, a partire dallo scioglimento della Seconda Internazionale non c'è più un "luogo" nel quale la sinistra possa discutere, confrontarsi e anche dividersi sulle sue strategie. Gli stessi partiti socialdemocratici, socialisti e laburisti, che avevano ricostruito un'Internazionale Socialista nel 1951 a Francoforte in piena Guerra Fredda, non hanno più un'organizzazione unitaria, quella che a partire dal Congresso di Ginevra del 1976 era stata protagonista della distensione, della lotta al colonialismo e all'apartheid sud-africano, senza dimenticare l'impegno per il riequilibrio dei rapporti Nord Sud portato avanti da Willi Brandt e Olof-Palme insieme al primo dialogo israelo-palestinese con gli accordi di Oslo.

Per quanto riguarda l'Italia, tutta la nostra sinistra storica dal PSI al PDS (poi DS) faceva parte di questa organizzazione. Ma sotto l'impulso della Third Way britannica e della Neue Mitte tedesca, impulso rafforzatosi con la formazione del PD e una fascinazione di Bill Clinton, l'Internazionale Socialista venne abbandonata da tedeschi, socialdemocratici scandinavi, austriaci (il PD uscì persino dal PSE finché questi non diventò anche "democratico progressista"), con la conseguente crisi politica, organizzativa e finanziaria.

Ora il nuovo Presidente dell’Internazionale Socialista è lo stesso Sanchez protagonista della rinascita del PSOE. In generale, l'internazionalismo non costituisce più una pratica comune alla sinistra nelle sue varie incarnazioni, pratica oggi sostituita dal suo surrogato l'europeismo generico, che al massimo può essere compassionevole verso i poveri e difensore delle minoranze di genere, discriminate anche in paesi sviluppati o teocratici.

L'assenza di una visione internazionale, che non può prescindere dallo sviluppo e la riduzione delle diseguaglianze, la maggioranza dell'umanità non ha l'accesso a beni primari quali l'acqua potabile, le cure sanitarie di base e l'istruzione elementare, sta sviluppando in luogo della solidarietà planetaria cooperativa la sindrome della fortezza assediata in Europa e nei suoi singoli Stati. In luogo di un'Europa soggetto attivo per un mondo multipolare e solidale si sta rafforzando, anche a causa del regime autocratico putiniano russo, un europeismo-nordatlantico. Non ci sono le condizioni per una politica di difesa e sicurezza della UE, finché vige l'art. 42 TUE, che può essere modificato solo all'unanimità. Ma un bilanciamento su posizioni di parità effettiva configurerebbe nella NATO una decisione politica, che potrebbe essere almeno sollevata come richiesta.

Nell'Europa a quindici, i paesi che ne dettavano la politica erano quattro: la Gran Bretagna, la Francia, la Germania e l'Italia. I primi due erano membri permanenti del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite nonché potenze nucleari. L'asse franco-tedesco aveva rappresentato un fattore costante di stabilità di indirizzo.

Ma dopo lo sconsiderato allargamento a Est, voluto dalla Commissione Prodi, sotto la spinta d'interessi economici e geostrategici, non si può più ignorare il peso complessivo degli Stati già membri del COMECON e del Patto di Varsavia, raggruppati nel Gruppo di Visegrád (Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia e Ungheria). Questi, alleati dei Paesi baltici (Estonia, Lettonia e Lituania), raccolgono settanta milioni di abitanti, già vittime del condizionamento sovietico.

Purtroppo, la SPD non esprime più una leadership europea come ai tempi di Brandt e Schmidt. In Germania i partiti del "Semaforo" sono tutti superati nei sondaggi dall'ultradestra di AfD. E la Francia, con il passaggio dalla guida socialista a quella macronista, non pare in grado d'ispirare politiche di sinistra. La Svezia è passata ad una guida di destra nazionalista. Né il PD finora è stato capace di rappresentare le migliori tradizioni storiche della sinistra italiana, cioè del PCI e del PSI quando erano stabilmente il secondo e il terzo partito. guidati da leader autorevoli a livello internazionale.

Affrontiamo le elezioni europee con una legge del 1979 di cui non si vogliono affrontare i nodi di contrarietà al Trattato di Lisbona in punti qualificanti, limitandosi a piatire una riduzione della soglia dal 4% al 3% o per mettere in sicurezza Italia Viva al 2%. Insieme PD e M5S hanno poco più del solo PSOE e non hanno una visione comune delle politiche europee. Tuttavia, i segnali della Spagna sono positivi e le elezioni europee del 2024 saranno precedute da test molto importanti come quello olandese e quello polacco ma sono anche anticipate rispetto a quelle federali tedesche del 2025 e alle legislative e presidenziali francesi del 2027, che precederanno nello stesso anno quelle italiane, sempre che non siano entrambe anticipate. Pertanto, saranno quelle europee ad indicare le tendenze per i successivi appuntamenti.

Se il PSOE non riesce sulla base di un suo progetto federale a superare il separatismo e l'indipendentismo e a raccogliere il voto favorevole di tutti i gruppi regionalisti senza subire condizionamenti atti a fargli sostenere, astenendosi, un governo del PP, verranno le nuove elezioni spagnole ad anticipare quelle europee. Una ragione in più per concludere "Oggi in SPAGNA, domani in EUROPA".


Precedente Successivo