Oggi intendiamo parlare di Elly Schlein, ma prima di arrivarci occorre toccare un paio di punti importanti. Per esempio: il Ciclone Gabrielle che ha colpito la Nuova Zelanda. Non se ne è saputo un granché. Ci siamo subito messi la coscienza a posto leggendo sui giornali che in fin dei conti si è trattato di poca cosa. Tant’è che Wikipedia in edizione italiana non ha finora dedicato nemmeno una riga a questo evento.

Su Wikipedia portoghese si apprende che i morti sarebbero “solo” nove e i dispersi “solo” dieci, ma questi sono i numeri accertati, mentre si è rimasti “senza contatto” per quattromila novecento diciotto persone! Stiamo dicendo che su quasi cinquemila esseri umani non si hanno notizie dirette. In realtà è accaduto un immane disastro le cui proporzioni restano al momento incalcolabili.

Per inciso, è in Nuova Zelanda che vive e lavora l’ing. Tiziana Stoto, curatrice del nostro blog. La quale di suo non mi aveva detto niente del ciclone. E alle mie insistenti domande ha risposto manifestando sorpresa per l’interesse: «Per noi è normale venire ignorati e tra l'altro la situazione della Nuova Zelanda è molto privilegiata rispetto al resto dell'Oceania», ha tagliato corto, tanto più che il Paese è stato nel frattempo lambito dal ciclone Judy ed è in procinto d'arrivare il ciclone Kevin. I danni maggiori di Judy sono stati registrati nella Repubblica di Vanuatu (come si può leggere cliccando qui). Ammiro lo stoicismo neozelandese, sospetto che il surriscaldamento climatico si farà sentire sempre più, e provo disagio verso il nostro mondo.

Ma bando ai lunghi discorsi. Chi vuole inviare un contributo di solidarietà è invitato a farlo tramite il sito della Croce Rossa.

Anche in Italia abbiamo registrato la morte di esseri umani uccisi dall’acqua, ma è stata una strage degli innocenti diversa dal maremoto neozelandese.

Sull’ennesima carneficina di migranti nel Mediterraneo, alle viste della Calabria, sul mare di Cutro, in provincia di Crotone, si è acceso in Parlamento uno scontro politico di notevole momento.

Il nuovo PD a guida Schlein (intervenuta ieri alla Camera) ha chiesto le dimissioni del ministro Piantedosi, in quanto costui aveva osato buttare la colpa del naufragio avvenuto nelle nostre acque territoriali non addosso a sé stesso, ma su chi è morto. Tra le vittime: donne e bambini in fuga dalla guerra e dal terremoto che in Siria e Turchia hanno provocato oltre 51.000 morti, più di 120.000 feriti nonché cinque milioni di sfollati. Una tragedia biblica. Ma il nostro ministro ha detto che nessuna disperazione giustifica quei genitori, rei di avere esposto i propri figli a tanto rischio.

Quel che resta negli occhi è un’immagine con quattro file di bare e una di essa di colore bianco. Immagine atroce, giuntaci da Crotone, dove oggi si è recato il Presidente Sergio Mattarella.

La richiesta di dimissioni del ministro dell’Interno da parte della neo-segretaria nazionale del PD è per noi giusta e motivata: Da Piantedosi parole indegne e disumane, si dimetta, ha dichiarato Elly Schlein. E però adesso – qui si parrà la sua nobilitate – non lo deve più mollare, quel ministro. A meno che egli non chieda pubblicamente scusa per il vertice di cinismo politico nel quale si è prodotto.

Ma veniamo a Elly Schlein. Di lei da queste colonne incominciò a raccontare Renzo Balmelli, con consumato fiuto giornalistico, nell’autunno scorso (vedi ADL 13/10/22): «A destra, se non hanno nessuno da demonizzare, dormono male e si svegliano imbronciati… Ora nel tritacarne è finita Elly Schlein, l’anti conformista per antonomasia e grintosa deputata del PD che sull’altro fronte vedono come il fumo negli occhi», scriveva allora Balmelli. E diceva con chiarezza quel che, dopo la sconfitta, in molti già pensavano: bisognava puntare sulla Schlein, che con un caloroso “Io sono Elly” rivendicava «il suo orgoglio di essere di sinistra-sinistra, senza arretrare di un passo», così allora Balmelli sull’ADL dell’8/12/22.

Renzo Balmelli in una riunione al vecchio Coopi

Dieci settimane dopo, lo scenario appare assai diverso: moltissime persone appartenenti alla società civile (1.098.623) hanno partecipato al voto delle primarie democrat catapultando la Schlein alla guida del PD. Su tutto ciò Felice Besostri ci invia il seguente statement, che doverosamente riportiamo: «Ho votato per Elly perché nipotina del sen. Agostino, avvocato senese insigne, nipote di Mario, amico e compagno socialista come il padre e, infine, figlia della professoressa Maria Paola Viviani, anche lei come me allieva del prof. Paolo Biscaretti di Ruffìa, con cui ho condiviso i miei anni di ricerca e insegnamento universitari».

Da questo lessico familiare d’alto profilo si vede come la neo-segretaria abbia vinto in volata perché – ben più del buon Bonaccini – poteva promettere un mix di “nuovo che avanza” ma anche di “establishment che resta”. E che ora Elly Schlein intenda pilotare la sinistra italiana in un’alleanza fra i “primi” e gli “ultimi”, lasciando ai propri competitori i ceti intermedi, sembra abbastanza plausibile.

Osserva Michele Mezza su Terzo Giornale: «L'affermazione di Elly Schlein non autorizza di per sé a un’aspettativa di svolta strategica, ma sicuramente butta fuori dal ring le ombre di quel piccolo mondo antico che continuava a tenere in ostaggio memorie e rimpianti del glorioso passato, usandole come giustificazione per le proprie acrobazie governiste».

L'invasione del PD da parte di una società civile metropolitana, abbiente e ambiziosa, – conclude Mezza – mostrerebbe che l’epoca della governabilità per la governabilità è finita.

Purtroppo, o per fortuna, la parola “fine” è difficile da maneggiare. Perché poi ogni nuova generazione detiene «sia il diritto che il dovere di ricercare, di continuare a esplorare, di individuare e sperimentare le soluzioni più appropriate alla propria crisi di governabilità», – come annota Pasquino nel suo articolo per la Treccani, – sicché sempre «la crisi di governabilità, pur con caratteristiche meno appariscenti e senza essere sotto la luce accecante dei riflettori, rimane con noi».

Comunque sia, la “società civile metropolitana, abbiente e ambiziosa” (cioè la borghesia illuminata, si sarebbe detto una volta) desidera tornare a compiere certe scelte, dando per superata la emergenza insorta trent’anni or sono in seguito al grumo esplosivo di inflazione, disoccupazione, terrorismo, instabilità e inefficacia decisionale.

Insomma, si vorrebbe poter ritornare alla famosa “Programmazione” del primo centro-sinistra, ma* bisognerebbe comunque garantire un minimo di alleanze dei “primi” con gli “ultimi”.

Cosa più facile a dirsi che non a farsi. Perché ai “primi” conviene disporre di una sufficiente base di consenso e agli “ultimi” conviene veder garantito un minimo di tutele sociali. Ma l’architettura di un così vasto compromesso sociale richiede un tessuto ben strutturato e capillare.

Dove le vedete voi le strutture di questo tessuto, dopo trent’anni di desertificazione durante i quali sono stati sistematicamente minati gli edifici dei sindacati, dei partiti e financo dello Stato?

La strada appare molto, ma molto in salita. E però ogni lunga marcia inizia dal primo passo. Quindi, avanti! E, per quel poco che vale, anche noi cammineremo, augurando a Elly Schlein buon lavoro.


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